FAQ

Domande Frequenti

Fa male andare dal dentista?

No. Oggi la maggior parte dei trattamenti odontoiatrici è assolutamente indolore grazie all’utilizzo di anestesia locale e tecniche moderne che riducono al minimo il fastidio. Il nostro team si prende cura del tuo comfort in ogni fase della cura.

Sì, ma solo in casi specifici. L’anestesia generale viene utilizzata per interventi particolarmente complessi o per pazienti con forti stati d’ansia, bambini piccoli o persone con disabilità. In tutti gli altri casi, l’anestesia locale è più che sufficiente a garantire un’esperienza serena.

Come si sbiancano i denti?

Fa male andare dal dentista?

Lo sbiancamento dentale è un trattamento estetico che aiuta a rendere i denti più bianchi e luminosi. È possibile sbiancare soltanto i denti naturali, che siano vitali o devitalizzati, mentre non è efficace su denti con protesi o otturazioni.

 

Il trattamento si basa sull’uso di perossido di idrogeno o perossido di carbamide, che rilasciano ossigeno. Questo ossigeno agisce disgregando i pigmenti che causano la colorazione del dente, schiarendolo gradualmente.

 

Lo sbiancamento dentale è utile anche per correggere discromie dovute a patologie come la fluorosi, l’uso di tetracicline durante l’infanzia, o danni causati da emorragie interne al dente.

 

Tipologie di sbiancamento:

 

Sbiancamento dei denti vitali: può essere effettuato direttamente in studio (in-office bleaching) oppure attraverso mascherine personalizzate e il prodotto sbiancante da utilizzare a casa sotto la supervisione del dentista (walking bleaching).

 

Sbiancamento dei denti devitalizzati: viene realizzato in studio con l’inserimento di una pasta sbiancante all’interno del dente, che verrà protetto da un’otturazione provvisoria. Il trattamento potrebbe richiedere più sedute, a seconda dei risultati desiderati.

Lo sbiancamento dentale è un trattamento sicuro che non causa dolore e non indebolisce lo smalto dei denti. È però fondamentale eseguire una visita preliminare dal dentista per valutare lo stato di salute dei denti e delle gengive. Per una procedura sicura, i denti devono essere privii di carie e le gengive non devono essere infiammate.

 

Inoltre, è necessario che non ci sia placca o tartaro, che potrebbero compromettere l’efficacia del trattamento. Per questo motivo, prima dello sbiancamento, è consigliabile sottoporsi a una seduta di igiene dentale professionale presso il nostro studio.

 

Cosa fare dopo lo sbiancamento?
Dopo aver completato il trattamento di sbiancamento, è importante evitare cibi e bevande colorate e non fumare per almeno 24-48 ore per evitare che i denti possano ricolorirsi.

La durata dell’effetto dello sbiancamento dentale dipende da vari fattori, come l’igiene orale del paziente, le abitudini alimentari, il fumo e altri comportamenti quotidiani.

 

In generale, l’effetto dello sbiancamento può durare mediamente fino a due anni, dopodiché il trattamento può essere ripetuto senza problemi per mantenere il sorriso brillante.

Dopo un trattamento di sbiancamento, può verificarsi una leggera sensibilità al freddo, un fenomeno temporaneo che si riduce facilmente con i giusti accorgimenti. Il dentista può trattare questa sensibilità con prodotti specifici per denti sensibili, applicati direttamente sui denti durante una visita.

 

Inoltre, è possibile utilizzare dentifrici desensibilizzanti, ricchi di principi attivi che aiutano a ridurre la sensibilità. Questi prodotti possono essere utilizzati quotidianamente a casa durante l’igiene orale.

 

Cosa evitare dopo lo sbiancamento?
È consigliabile evitare cibi e bevande troppo caldi o troppo freddi, così come cibi acidi, zuccheri o sale in eccesso per i primi giorni. Generalmente, la sensibilità si attenua spontaneamente nel giro di qualche giorno.

Implantologia

Cos’è un impianto dentale?

Un impianto dentale è una radice artificiale, solitamente in titanio, che viene inserita nell’osso mascellare o mandibolare per sostituire la radice di un dente mancante.

 

La superficie dell’impianto è progettata per favorire l’osteointegrazione, ovvero il processo attraverso cui l’osso si integra con l’impianto. La superficie di solito è trattata con sabbiatura e/o mordenzatura acida, rendendola ruvida per aumentare la superficie di contatto con l’osso.

 

Fasi dell’intervento:
Dopo l’inserimento dell’impianto, la gengiva viene suturata sopra di esso, lasciando l’impianto sommerso per un periodo di tre-quattro mesi.

 

Successivamente, l’impianto viene scoperto con una piccola incisione per esporre la testa dell’impianto.

 

Infine, sulla testa dell’impianto viene applicato un dente artificiale, fissato tramite avvitamento o cementazione, per ripristinare la funzionalità e l’estetica del dente.

 

Importanza del passaporto implantare
È essenziale che ogni paziente riceva il passaporto implantare, un documento che contiene tutte le informazioni cruciali sull’impianto inserito, come marca, misure, data di inserimento e tipo di componente utilizzato.

 

Scegliere impianti di qualità
È fondamentale che il dentista utilizzi impianti testati e confermati dalla letteratura scientifica internazionale, preferibilmente impianti usati globalmente per garantirne l’affidabilità e il successo del trattamento.

No, l’inserimento di un impianto dentale non fa male. Durante l’intervento, viene somministrata anestesia locale per garantire che il paziente non provi alcun dolore. La procedura, eseguita da un dentista esperto, è generalmente rapida e indolore.

 

E dopo l’intervento?
Nel post-operatorio, è normale che possano verificarsi lievi dolori, gonfiore e talvolta sanguinamento. Tuttavia, questi sintomi sono solitamente temporanei e controllabili con i farmaci prescritti. Inoltre, il dentista sarà a disposizione con una consulenza h24 per assistere e monitorare il paziente durante la fase di recupero.

La durata di un impianto dentale può variare da paziente a paziente, poiché dipende da numerosi fattori. Nessun impianto può essere garantito a vita e promesse in tal senso sono spesso di natura puramente commerciale.

 

Tuttavia, secondo la letteratura scientifica internazionale, tra il 90% e il 96% degli impianti risultano ancora perfettamente funzionanti a dieci anni dall’inserimento.

 

I principali fattori che influenzano la durata di un impianto sono:

 

  • Una corretta e costante igiene orale domiciliare;
  • Controlli periodici regolari presso lo studio dentistico;
  • L’esperienza dell’implantologo e la precisione del posizionamento;
  • Una corretta distribuzione del carico masticatorio sull’impianto;
  • Una valutazione accurata della salute generale e delle condizioni locali del paziente;
  • La selezione del caso clinico: non tutti i pazienti sono adatti all’implantologia.

 

Con le giuste cure e una manutenzione professionale regolare, gli impianti possono durare anche decenni.

No, gli impianti dentali non sono soggetti a rigetto nel senso classico del termine, perché il titanio, materiale con cui sono realizzati, è biocompatibile e non viene riconosciuto come corpo estraneo dal sistema immunitario.

 

Tuttavia, un impianto può fallire in alcune circostanze, e in questi casi si parla di:

 

  • Fallimento precoce
    Si verifica quando l’impianto non si integra correttamente con l’osso (mancata osteointegrazione). Può succedere nei primi mesi dopo l’intervento. In questi casi, è possibile sostituire l’impianto subito o dopo un periodo di guarigione.
  • Fallimento tardivo (Perimplantite)

È la causa più comune di insuccesso nel tempo. Si tratta di un’infiammazione dei tessuti che circondano l’impianto, simile alla parodontite nei denti naturali. La perimplantite può causare perdita di supporto osseo se non trattata.

 

Prevenzione


Il modo migliore per prevenire complicanze è:

 

  • Mantenere una scrupolosa igiene orale;
  • Effettuare controlli regolari dal dentista;
  • Sottoporsi a sedute di igiene professionale come consigliato dallo specialista.

Sì, in alcuni casi è possibile posizionare un impianto dentale immediatamente dopo l’estrazione del dente, ma questa procedura non è sempre indicata. Per poterla effettuare in sicurezza ed efficacia, devono essere soddisfatte alcune condizioni fondamentali:

 

Condizioni dell’osso
L’osso deve essere integro, sano e in quantità sufficiente per garantire la stabilità primaria dell’impianto. In presenza di infezioni o danni ossei importanti, si preferisce attendere la guarigione del sito.

 

Salute generale della bocca
È fondamentale che la bocca sia priva di infezioni attive, come parodontite, e che il paziente sia in buone condizioni di salute generale.

 

Igiene orale e collaborazione del paziente
Il successo a lungo termine dipende anche dalla capacità del paziente di mantenere una corretta igiene orale e di presentarsi con regolarità alle visite di controllo post-operatorie.

 

Posizione dell’impianto
Non tutte le sedi sono adatte al posizionamento immediato. Ad esempio, i denti pluriradicolati lasciano alveoli più complessi, che rendono più difficile o in alcuni casi impossibile l’inserimento contestuale dell’impianto.

 

Cosa dice la letteratura?
Gli studi scientifici indicano che, sebbene sia possibile ottenere buoni risultati con il posizionamento immediato, gli impianti inseriti in osso guarito tendono a offrire percentuali di successo leggermente superiori.

No, non tutti i pazienti sono candidati ideali per l’inserimento di impianti dentali. Prima di procedere, è fondamentale una valutazione approfondita da parte del dentista, per accertare l’assenza di condizioni che potrebbero compromettere il successo dell’intervento.

  • Controindicazioni assolute:
    Alcune condizioni cliniche rendono impossibile o sconsigliato l’intervento implantare:
  • Infarto miocardico recente (entro 6 mesi);
  • Angina instabile;
  • Emopatie gravi con alterazioni della coagulazione;
  • Patologie sistemiche importanti non controllate;
  • Precedente trattamento con radioterapia nella zona interessata;
  • Diabete non compensato (HbA1c superiore a 9%);
  • Terapia con bifosfonati (uso pregresso o attuale).

 

Controindicazioni relative:

In altri casi, l’impianto può essere considerato solo dopo aver risolto o stabilizzato determinate condizioni:

 

  • Malattia parodontale attiva, che va prima curata;
  • Fumo o uso di tabacco da masticare;
  • Età giovane: in genere si evita l’inserimento prima dei 20 anni, quando lo sviluppo osseo non è ancora completato.

 

Conclusione: sarà il dentista, in base a una valutazione clinica e radiografica, a stabilire se il paziente è idoneo alla terapia implantare o se è preferibile adottare soluzioni alternative per ripristinare funzione masticatoria ed estetica.

Protesi

Cos'è una protesi dentale?

La protesi dentale è un dispositivo realizzato da un Odontotecnico abilitato, su prescrizione di un Medico Odontoiatra, con lo scopo di sostituire i denti mancanti o compromessi per motivi funzionali ed estetici.
Si tratta dei cosiddetti “denti finti”, progettati per sembrare il più possibile naturali, che permettono di ripristinare la corretta masticazione e l’estetica del sorriso.

 

Esistono due principali tipologie di protesi dentarie:

 

Protesi fissa: viene ancorata stabilmente a impianti dentali o a denti naturali (quando presenti) e non può essere rimossa dal paziente. Garantisce un risultato duraturo e molto simile ai denti naturali.

 

Protesi mobile (o rimovibile): può essere rimossa autonomamente dal paziente per le normali procedure di igiene quotidiana. Appartengono a questa categoria le protesi mobili su impianti e gli scheletrati con ganci.

La protesi mobile è una soluzione protesica rimovibile utilizzata per sostituire denti mancanti o compromessi. Comprende dispositivi come le dentiere e gli scheletrati, che possono essere facilmente rimossi dal paziente per la pulizia quotidiana.

 

Sebbene oggi, grazie all’implantologia dentale, sia spesso possibile optare per una protesi fissa, in alcuni casi la protesi mobile rappresenta la scelta più adatta. Viene preferita, ad esempio, in presenza di malattie sistemiche, insufficiente supporto osseo, età avanzata o per motivi economici. Se realizzata correttamente, una protesi mobile può essere confortevole, funzionale ed esteticamente soddisfacente.

La protesi fissa è una branca dell’odontoiatria che si occupa della sostituzione di denti mancanti o compromessi mediante dispositivi protesici ancorati in modo permanente ai denti naturali residui o a impianti dentali.

 

Tra i principali tipi di protesi fisse troviamo:

 

Corone (o capsule): rivestimenti protettivi, solitamente in ceramica o porcellana, che coprono e rinforzano denti danneggiati, migliorandone resistenza ed estetica.

 

Ponti dentali: strutture formate da più corone collegate tra loro. Sono fissate su denti naturali o impianti (detti “pilastri”) e servono a colmare spazi vuoti dove mancano uno o più denti.

 

La caratteristica comune di corone e ponti è che non possono essere rimossi dal paziente: sono soluzioni stabili e durature, generalmente ben tollerate e apprezzate per comfort ed estetica.

La visibilità dei denti protesici dipende da diversi fattori, tra cui i materiali utilizzati, l’esperienza del dentista e dell’odontotecnico, e la loro competenza nelle protesi estetiche dentali. La qualità dei materiali, come le ceramiche senza metallo, permette oggi di ottenere risultati estremamente naturali.

 

Una valutazione preliminare del viso e della bocca del paziente, anche attraverso tecniche digitali, unita alla conoscenza dei parametri estetici e funzionali, garantisce un trattamento preciso e atraumatico. Questo approccio consente di realizzare protesi che si integrano perfettamente, con risultati naturali e trasparenti.

Da anni, l’industria dentale è impegnata nella produzione di ceramiche sempre più estetiche. Le corone e i ponti dentali in ceramica possono sembrare poco naturali se non riproducono il comportamento alla luce di un dente vero. Un dente naturale, infatti, permette alla luce di passare, venire rifratta e poi riemessa, mostrando una fluorescenza che lo fa brillare sotto la luce del sole. Per ottenere questa caratteristica, è fondamentale eliminare il metallo dalle strutture protesiche.

 

Le prime ceramiche senza metallo (metal free) non offrivano prestazioni ottimali. Oggi, però, abbiamo a disposizione ceramiche altamente estetiche, come il disilicato di litio, e molto resistenti, come la zirconia, che ci permettono di ottenere risultati estetici estremamente naturali.

 

L’estetica dentale non dipende solo dai materiali, ma anche dalla forma, dalle proporzioni e dagli spazi. L’occhio umano tende infatti a notare maggiormente proporzioni e forme errate piuttosto che piccole variazioni di colore.

Possono migliorare l’estetica del mio sorriso?
È assolutamente possibile migliorare l’estetica del sorriso. Non è però sufficiente che il dentista prepari i denti e deleghi tutto all’odontotecnico. Bisogna previsualizzare il caso finito, che va costruito in cera sul modello, applicato in bocca con i provvisori, reso estetico e funzionale e copiato poi nei definitivi che devono essere costruiti con i giusti materiali.

 

Sono fondamentali le conoscenze del team dentista-odontotecnico e la padronanza delle corrette procedure. Vedi i casi clinici riguardanti le faccette estetiche dentali e la Riabilitazione Estetica dentale.

Bambini dal Dentista

A che età devo portare mio figlio dal dentista per la prima volta?

Si consiglia di portare il bambino dal dentista per la prima volta intorno ai 3-4 anni, preferibilmente in occasione di un controllo per i genitori.

 

Il primo incontro con il dentista non è una visita di cura, ma un incontro conoscitivo. In questa occasione, il bambino avrà la possibilità di esplorare l’ambiente, giocare, guardare cartoni animati e disegnare, il tutto in un’atmosfera rilassante e amichevole.

 

Dopo il primo incontro, è consigliato effettuare controlli periodici dal dentista esperto in pedodonzia ogni 6-12 mesi, per monitorare la salute orale del bambino e prevenire eventuali problemi.

La sigillatura dentale è una tecnica preventiva molto efficace contro la carie, che può essere applicata esclusivamente su molari e premolari. La procedura è completamente indolore e consiste nell’applicazione di una resina bianca sulla superficie masticante dei denti. Di seguito, descriviamo in dettaglio i passaggi della procedura:

 

  • I denti vengono accuratamente puliti.
  • Si verifica che non ci siano piccole carie all’interno dei solchi; se presenti, vengono trattate delicatamente, senza alcun dolore.
  • La superficie del dente viene trattata con apposite sostanze che preparano il dente all’adesione della resina.
  • La resina viene applicata e sigilla i solchi, impedendo il contatto tra lo smalto e i batteri che causano la carie.

 

La sigillatura aiuta a prevenire la carie sulle superfici masticanti dei denti. Tuttavia, è importante mantenere un’igiene orale accurata, poiché la sigillatura non protegge altre aree del dente, come tra un dente e l’altro, dove i processi cariogeni potrebbero comunque svilupparsi.

La prevenzione delle carie inizia già durante la gravidanza, quando la mamma deve prestare attenzione alla propria igiene orale per evitare di trasmettere al neonato i batteri che causano la carie. Di seguito trovi alcune indicazioni utili per mantenere una corretta igiene orale del neonato e del bambino:

 

  • Neonati: Le gengive dei neonati devono essere pulite delicatamente con una garzetta umida, anche prima che spuntino i denti.
  • Denti da latte: Quando iniziano a spuntare i primi dentini, è importante continuare a pulirli con la garza. Successivamente, il bambino può cominciare a prendere confidenza con lo spazzolino, facendolo giocare con esso.
  • Dai 2 ai 6 anni: I genitori devono essere responsabili della pulizia dei denti del bambino, utilizzando uno spazzolino morbido e un dentifricio adatto.
  • Dopo i 6 anni: È consigliabile utilizzare dentifrici con fluoro e monitorare che il bambino spazzoli correttamente i denti, controllando sempre che non saltino passaggi importanti.
  • Cibi e abitudini: Per ridurre significativamente il rischio di carie, è fondamentale evitare che il bambino usi il succhiotto con lo zucchero o il biberon per addormentarsi. Inoltre, i denti devono sempre essere lavati prima di andare a letto, anche se il bambino ha consumato zuccheri la sera.

 

Visite dal dentista: È consigliato portare il bambino dal dentista, già a partire dai 3-4 anni, per farlo familiarizzare con l’ambiente e con il professionista. Il dentista verificherà la salute orale del bambino e monitorerà il corretto processo di dentizione nelle visite successive.

Sì, i denti da latte devono essere curati. Mantenerli in salute è fondamentale per garantire al bambino un ambiente orale sano, privo di infezioni. I denti decidui svolgono un ruolo importante nella corretta eruzione dei denti permanenti, guidandoli verso la giusta posizione. Per questo motivo è essenziale conservarli integri fino alla loro naturale caduta.

 

Spesso i genitori si rivolgono al dentista solo quando il bambino lamenta dolore, ma in questi casi la cura può risultare più invasiva e complessa. Nei pazienti molto piccoli, alcune terapie possono addirittura essere impossibili da eseguire.

 

Per prevenire carie, dolori e problemi di malocclusione, è importante iniziare fin da subito con controlli regolari dal dentista pediatrico. La prevenzione è la chiave per evitare interventi più impegnativi in futuro e garantire una corretta crescita orale.

Igiene orale

Come si usa correttamente lo spazzolino?

Per una corretta igiene orale, è importante utilizzare uno spazzolino in buone condizioni, preferibilmente nuovo o comunque non più vecchio di tre mesi. Di seguito, le indicazioni fondamentali per uno spazzolamento efficace:

 

  • Applica una piccola quantità di dentifricio sullo spazzolino asciutto; non bagnarlo prima dell’uso.
  • Posiziona lo spazzolino sulla superficie dei denti e spazzola con movimenti verticali, dalla gengiva verso il dente.
  • Evita i movimenti orizzontali, che possono danneggiare denti e gengive.
  • Pulisci accuratamente tutte le superfici dei denti, comprese quelle interne, esterne e masticatorie.
  • Presta particolare attenzione agli ultimi molari e alle aree difficili da raggiungere.
  • Non esercitare troppa pressione durante lo spazzolamento.
  • Spazzola i denti per almeno due minuti consecutivi.
  • Utilizza preferibilmente uno spazzolino a setole morbide o medie, salvo diversa indicazione del dentista.

 

È consigliabile lavarsi i denti circa dieci minuti dopo i pasti principali. Se trovi difficoltà con lo spazzolino manuale, puoi optare per uno spazzolino elettrico, spesso più efficace nella rimozione della placca.

 

Infine, per mantenere una buona igiene orale nel tempo, non dimenticare di sottoporti a una seduta di pulizia dentale professionale ogni sei o dodici mesi presso il tuo dentista di fiducia.

Sì, l’uso del filo interdentale è fortemente consigliato, poiché permette di pulire efficacemente le superfici tra un dente e l’altro, zone che lo spazzolino non riesce a raggiungere. Utilizzarlo regolarmente contribuisce a prevenire carie e infiammazioni gengivali.

 

Ecco come usarlo correttamente:

 

  • Taglia circa 20 cm di filo interdentale, preferibilmente non cerato, per una pulizia più efficace.
  • Arrotola le estremità del filo attorno alle dita medie, tenendolo in tensione con gli indici.
  • Inserisci delicatamente il filo tra i denti con un movimento orizzontale, facendolo scivolare fino alla base della gengiva.
  • Avvolgi il filo attorno a un dente per volta e fallo scorrere dalla gengiva verso la corona, con movimenti delicati.
  • Ripeti la stessa operazione per ogni spazio interdentale.

 

È preferibile usare il filo prima dello spazzolamento, in modo che lo spazzolino possa rimuovere i residui e i batteri portati in superficie.

 

Per consigli personalizzati e una dimostrazione pratica, puoi rivolgerti ai nostri igienisti dentali esperti a Mestre, sempre disponibili per aiutarti a perfezionare la tua igiene orale quotidiana.

La placca batterica è un sottile strato di batteri che aderisce saldamente alle superfici dei denti. Si tratta di un biofilm dannoso, principale responsabile di patologie orali molto comuni come carie, gengiviti e parodontiti.

 

La formazione della placca inizia quando la saliva ricopre i denti con una pellicola proteica, sulla quale si depositano i batteri presenti naturalmente in bocca. Questi microrganismi si nutrono degli zuccheri introdotti con l’alimentazione e producono acidi che, attaccando lo smalto dentale, danno origine alla carie.

 

La placca si accumula soprattutto:

 

  • tra un dente e l’altro,
  • alla base del dente, vicino alle gengive,
  • nei solchi e nelle fossette delle superfici masticatorie.

 

Se non rimossa regolarmente con una buona igiene orale, la placca può penetrare lo smalto e raggiungere gli strati più profondi del dente, fino alla polpa, causando dolore e la necessità di devitalizzare il dente.

 

Con il tempo, la placca può calcificarsi trasformandosi in tartaro, che può essere rimosso solo con una pulizia dentale professionale.

L’alito cattivo, chiamato anche alitosi, è un disturbo comune che può avere diverse cause. Nella maggior parte dei casi, l’origine è intraorale, ovvero legata a problemi nella bocca stessa. Tra le cause più frequenti troviamo:

 

Scarsa igiene orale;

 

  • Infezioni gengivali o parodontali (piorrea);
  • Carie dentali;
  • Consumo di determinati alimenti (come aglio, cipolla, spezie);
  • Fumo di sigaretta;
  • Abuso di alcolici;
  • Ridotta produzione di saliva (xerostomia), che favorisce la proliferazione batterica.

 

I residui di cibo non rimossi correttamente possono andare incontro a processi di fermentazione e putrefazione, generando odori sgradevoli.

 

Tuttavia, in alcuni casi, l’alitosi può dipendere da cause non odontoiatriche, tra cui:

 

  • Reflusso gastroesofageo;
  • Diabete;
  • Malattie epatiche (es. cirrosi);
  • Tonsilliti o infiammazioni delle vie respiratorie (bronchiti).

 

Il dentista ha il compito di identificare l’origine del problema e, se di competenza odontoiatrica, intervenire con trattamenti conservativi o di parodontologia. Quando la causa non è legata alla bocca, il professionista potrà indirizzare il paziente verso lo specialista medico più adatto.

All’interno di uno studio odontoiatrico, solo due figure professionali sono abilitate a eseguire una pulizia dentale professionale: il dentista e l’igienista dentale.

 

L’igienista dentale è un professionista laureato in Igiene Dentale, specializzato nella prevenzione delle patologie orali e nella rimozione di placca e tartaro. Collabora strettamente con il dentista per mantenere e promuovere la salute della bocca del paziente.

 

Affidarsi a figure qualificate garantisce un trattamento sicuro, efficace e personalizzato, nel rispetto dei più alti standard igienico-sanitari.

Conservativa

Cosa sono le carie?

Le carie dentali sono lesioni dei denti causate dagli acidi prodotti dai batteri presenti nella bocca, che si nutrono degli zuccheri introdotti con l’alimentazione. Questi acidi corrodono lo smalto dentale, creando piccole cavità che, se non trattate, progrediscono in profondità.

 

Dopo aver superato lo smalto, i batteri raggiungono la dentina, un tessuto più morbido e vulnerabile, e da lì possono penetrare fino alla camera pulpare, che contiene nervi e vasi sanguigni.

 

Quando l’infezione raggiunge la polpa dentale, si sviluppa una condizione dolorosa chiamata pulpite, che può rendere necessaria la devitalizzazione del dente, poiché la semplice otturazione non è più sufficiente.

Assolutamente sì. Le carie vanno curate anche quando non provocano dolore, perché in questa fase iniziale è possibile intervenire con trattamenti semplici e poco invasivi, come una normale otturazione.

 

Se trascurata, la carie può approfondirsi fino a raggiungere la polpa del dente, causando dolore acuto e richiedendo una devitalizzazione, ovvero una terapia endodontica più complessa, lunga e costosa. Inoltre, un dente devitalizzato è generalmente più fragile.

 

Per questo motivo, la prevenzione e i controlli periodici sono fondamentali per mantenere i denti sani, evitare fastidiosi mal di denti e ridurre al minimo la necessità di interventi invasivi.

La cura della carie consiste nella rimozione del tessuto dentale danneggiato e nella ricostruzione del dente mediante un’otturazione. L’intervento è indolore e, se eseguito precocemente, è rapido e poco invasivo.

 

Ecco i passaggi principali del trattamento:

 

  • Rimozione della carie: si asporta lo smalto e la dentina cariati, riconoscibili perché rammolliti. Si procede fino a raggiungere il tessuto sano, più duro e resistente.
  • Preparazione della cavità: si modella la zona da ricostruire per facilitare l’adesione del materiale da otturazione.
  • Trattamento della superficie dentale: si applicano sostanze adesive per favorire l’ancoraggio del materiale ricostruttivo.
  • Applicazione del composito: si inserisce una speciale resina bianca (composito dentale), scelta per la sua estetica e resistenza.
  • Indurimento: la resina viene polimerizzata con una luce ultravioletta.
  • Rifinitura e lucidatura: si sagoma l’otturazione per garantire una corretta masticazione, poi si leviga la superficie per renderla liscia e lucida.

 

L’intervento viene eseguito sotto diga di gomma, una membrana che isola il dente e garantisce massima igiene e precisione durante la procedura.

Devitalizzazioni

Che cos’è la devitalizzazione?

La devitalizzazione, o terapia canalare, è una procedura che consiste nella rimozione della polpa dentale — il tessuto interno del dente contenente nervi e vasi sanguigni — quando è danneggiata o infetta.

 

Questo trattamento consente di salvare il dente, evitando l’estrazione, e di eliminare il dolore.

 

Ecco i principali passaggi della procedura:

 

  • Asportazione della polpa dentale dalla camera pulpare e dai canali radicolari.
  • Sterilizzazione dei canali, per eliminare eventuali batteri.
  • Sagomatura dei canali, per prepararli all’otturazione.
  • Riempimento dei canali con un materiale biocompatibile, chiamato gutta-percha, che sigilla il dente in modo permanente.

 

L’intera procedura viene eseguita sotto diga di gomma, un dispositivo che isola il dente e garantisce un ambiente sterile e sicuro.

La devitalizzazione di un dente è necessaria quando la polpa dentale (contenente nervi e vasi sanguigni) è danneggiata o infetta. La causa principale è la carie dentale, ma ci sono anche altre situazioni in cui si rende necessario questo trattamento. Le cause più comuni includono:

 

  • Traumi dentali: un colpo o un impatto al dente che danneggia la polpa.
  • Sensibilità dentinale incoercibile: quando il dente è molto sensibile e non risponde ai trattamenti di desensibilizzazione.
  • Ascessi e infezioni della polpa dentaria: quando la polpa è infetta e provoca dolore intenso.

 

In caso di traumi dentali, dopo la devitalizzazione, il dente viene ricostruito. Se il tessuto dentale sano è ridotto, è possibile ripristinarlo mediante l’applicazione di corone dentali o faccette estetiche in ceramica.

Anche se un dente è stato devitalizzato, può comunque sviluppare carie. La devitalizzazione rimuove il nervo, eliminando il dolore, ma non riduce il rischio che i batteri cariogeni attacchino lo smalto dentale.

 

Per questo motivo, è essenziale mantenere una buona igiene orale, anche in presenza di denti devitalizzati, ed evitare la formazione di carie di grosse dimensioni. La prevenzione resta fondamentale per preservare la salute orale e prevenire problemi futuri.

Subito dopo una devitalizzazione, è normale che il dente possa risultare leggermente dolorante per qualche giorno. Questo dolore, di solito, diminuisce progressivamente fino a scomparire completamente.

 

Tuttavia, in alcuni casi, un dente devitalizzato può continuare a fare male anche dopo anni. Le cause possono essere:

 

  • Cure canalari mal eseguite: se la procedura non è stata eseguita correttamente, il dolore può persistere.
  • Fratture o traumi dentali: i denti devitalizzati sono più fragili e possono rompersi più facilmente.
  • Microscopici canali secondari: alcuni denti trattati presentano canali che non possono essere completamente puliti o otturati, il che può causare la formazione di granulomi o ascessi.

 

In questi casi, anche se la terapia canalare è stata eseguita correttamente, può essere necessario un ritrattamento del dente. Tuttavia, il ritrattamento non sempre risolve il problema. Se necessario, è possibile ricorrere a un intervento chirurgico chiamato apicectomia, che consiste nell’asportare la punta della radice malata. Se nemmeno questa procedura risolve il problema, l’estrazione chirurgica del dente potrebbe essere l’unica soluzione.

Parodontologia

Cos'è la malattia parodontale?

La malattia parodontale è un’infiammazione che interessa i tessuti di supporto dei denti, come le gengive e l’osso. Inizia come gengivite, un’infiammazione superficiale delle gengive, ma può evolvere in parodontite (conosciuta anche come piorrea) quando l’infiammazione si estende all’osso che sostiene i denti.

 

La parodontite può causare la perdita di osso e gengive, portando, in stadi avanzati, alla mobilità dei denti e, nei casi più gravi, alla loro perdita. La causa principale è l’accumulo di placca batterica tra i denti e le gengive.

 

Per prevenire danni irreversibili ai tessuti dentali, è fondamentale rivolgersi a un specialista in parodontologia che possa diagnosticare e trattare la parodontite tempestivamente, evitando complicazioni.